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JAZZIT - settembre/ottobre 2005 – recensione di Vincenzo Martorella
"Nell'attuale panorama italiano Elisabetta Guido si inserisce da attenta e moderna interprete della vocalità afroamericana, dotata di un timbro intenso, vibrante, e di un'estensione ampia e forte, che le permette di vagare tra il soul, il jazz e il gospel. In stretta collaborazione con Paolo Di Sabatino, la Guido ha dato forma a un disco equilibrato ed energico, consolidato dall'esperienza maturata negli anni. "Quello che c'è in te", infatti, mette distintamente in risalto le sue qualità, mescolando con ingegno il funk e la canzone italiana, armonie più ricercate e un modo di cantare che si potrebbe definire sanctified per la naturalezza con cui riesce ad imprimere nelle curve melodiche, nei picchi in crescendo, quello che c'è di più profondo e interiore. La maggior parte delle composizioni posseggono un incedere deciso, netto, ciò nonostante questo lavoro trova il suo punto di forza nelle due ballad, Senza via d'uscita e Un nuovo sole, che brillano proprio grazie alle sfumature e alla particolare grana del canto." (Vincenzo Martorella)

LA REPUBBLICA – LUGLIO 2005 – recensione di A. V.
"Voce e grinta. Le virtù di una jazz vocalist caratterizzano la salentina Elisabetta GuidoElisabetta Guido mantiene le promesse fatte nel suo percorso formativo e artistico, che ha all'attivo una serie di collaborazioni da Renato Zero a Paolo Belli, da Cheryl Porter ad Ares Tavolazzi e Dave Massey. E' stata vocalist e direttrice di coro per le produzioni di Rai Uno…" (A. V.)

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO – marzo 2005 – Autore non indicato
Elisabetta Guido non si risparmia, sfoggia tutta la versatilità di una cantante che ha avuto modo di sperimentare nel suo percorso artistico oramai ventennale vari stili e vocalità, dal jazz alla musica lirica, dal soul, al funk e al gospel. E colpisce la sua capacità di adattare lo stile vocale al testo e all'arrangiamento di ogni brano…" (Anonimo)

NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA – maggio 2005 – recensione di Eraldo Martucci
"…E proprio alla musica considerata nella sua totalità si è ispirato il percorso artistico di Elisabetta Guido, artista leccese che è riuscita a cimentarsi con eguale successo nei generi più diversi. Non a caso l'ultimo suo cd, "Quello che c'è in te", si apre con un ringraziamento a chi le ha trasmesso "l'amore per la musica a qualunque genere e stile appartenesse". La Guido è infatti diplomata in pianoforte ed ha una formazione didattica di canto lirico, e su queste basi fonda e sviluppa il suo talento vocale senza lasciarsi limitare in alcun modo dalla impostazione classica dei suoi studi, ma privilegiando la ricerca espressiva.La sua voce è più sofisticata e virtuosa nel jazz…, potente e passionale nel gospel…, più fresca e leggera in quest'ultimo lavoro, che definire soltanto pop è riduttivo. L'ascolto del cd è piacevole per chiunque riuscendo ad appagare il semplice ascolto del musicofilo distratto, il severo giudizio dell'appassionato di jazz ed anche il vaglio tecnico del musicista più esigente… Il cd si apre con la title track, un tributo romantico al proprio uomo, dal ritmo lento e con il sapiente mix di voce e strumenti. Ritmo con influenze latine in "La mia anima", brano in cui le chitarre di Mauro De Federicis si alternano alla voce solista in un gustoso duetto. "Ama più che mai" e "Un nuovo sole" vedono prevalere l'appassionata interpretazione della voce. Chiude il disco la piacevole versione swing di "Quello che c'è in te", brano che dimostra chiaramente la solida provenienza "colta" di tutti gli artisti coinvolti in questo lavoro." (Eraldo Martucci)

QUI SALENTO – marzo 2005 – recensione di Maria Pia Romano
"I suoi grandi occhi sulla sfondo, il suo sorriso, la sua luce, si lasciano screziare dal rosso e attraversare dal bianco. La copertina del suo primo cd ufficiale da solista è veramente bella, anche se non quanto lei. Con "Quello che c'è in te", gradevolissimo pop d'autore con influenze jazz e latin, Elisabetta Guido rivela un mondo di pulsioni interiori di inconsueta profondità, conducendoci per mano dentro il nucleo autentico delle emozioni… In "Quello che c'è in te" si parla dell'anima, si esorta ad amare più che mai, ci si chiede che senso possa mai avere una vita senza l'amore, si parla di un nuovo sole. Eppure c'è la constatazione che le porte del cuore rimangono inesorabilmente chiuse, e la vita dischiude gli orizzonti su un cammino da percorrere da solisti: "Sempre da soli" è un brano di grande spessore artistico, una sorta di diario segreto di un narcisista che si confessa. E la parole sono supportate dall'incisività del'invenzione musicale, che, non a caso, porta la firma di grandi artisti del panorama nazionale…" (Maria Pia Romano)

Nuovo Quotidiano di Puglia – agosto 2006Autore non indicato
"Lecce Art Festival "va" in televisione. Lo vedremo questa sera alle 23 su RaiUno, condotto da Maddalena Corvaglia e Antonio Stornaiolo… Uno spettacolo coinvolgente, che vede la presenza di artisti di ogni genere… Sul palco… Antonella Ruggiero, Gegè Telesforo e la brasiliana Sandy Mulle…, ma anche la poesia con Sebastiano Somma…, la grande musica salentina che ormai ha contagiato il mondo con gli Après La Classe, gli Opa Cupa, i Nidi d'Arac, Elisabetta Guido & Soul Sisters, Dr. Blues & Soul Brothers e i Sud Sound System…".

Contrappunti - Mensile di Cultura, Spettacolo, Costume - Marzo 2009 - Articolo: Antonio Farì.
Elisabetta Guido,  voce ideale per ogni genere.
Nel dinamismo di un Salento creativo e scopertamente ricco di risorse, che ha prodotto fenomeni ormai divenuti globali, si muovono anche particolarità vive, di qualità, che tramano un tessuto di ottima fattura e di apprezzabile gusto. La parabola artistica di Elisabetta Guido costituisce una realtà di questo tipo che merita di essere evidenziata, traendo magari occasione dall’ultimo recente lavoro discografico, «Gospel Energy» (insieme al suo coro «A.M. Family»), evidente atto d’omaggio e d’amore verso il genere. In realtà Elisabetta ha alle spalle un percorso di vocalist che l’ha vista trovare – e vedersi riconosciuta – una sua identità/personalità nel mondo del jazz e del pop, a partire dal suo primo lavoro discografico «Quello che c’è in te» (2005), accolto con favore, oltre che da tutta la stampa locale, anche e soprattutto dalla rivista «Jazzit»: «disco equilibrato ed energico… un modo di cantare che si potrebbe definire sanctified per la naturalezza con cui riesce ad imprimere, nelle curve melodiche, nei picchi di crescendo, quello che c’è di più profondo e interiore».
Per chi, come chi scrive questo pezzo, conosce Elisabetta Guido (la sua formazione è classica: diplomata in pianoforte al «Tito Schipa», poi studi di canto lirico, prima di passare agli studi di vocalità moderna) quel giudizio appare la chiave di lettura: l’idea che il molteplice che la musica raccoglie (dalla vita, dalle cose, dagli stili…) e rilancia (nella vita, nelle cose, negli stili…) abbia una sua anima profonda e leggera, forte e discreta, che guida ma che non impone nessuna mistica estrema, uni-vocità devota. Questo passa attraverso la vocalità di quest’artista, ed è così che la sua vena performativa attraversa il soul, il gospel, il jazz, il pop, il funk, la canzone, la ballad sempre con «carattere» (l’impronta afroamericana, il timbro pieno, la disposizione energica, l’estensione ampia, le tecniche della «body voice») ma anche con quell’equilibrio e, viene da dire, con quell’«anima» e quel rispetto che chi conosce la musica sa di dovere ad ogni stile e ad ogni stilizzazione. Dopo quell’esperienza creativa (nata in collaborazione con Paolo Di Sabatino, con il quale nel disco firma i brani originali); Elisabetta Guido produce un nuovo lavoro in quartetto vocale e diversi special guest (tra cui, ancora, Fabrizio Bosso alla tromba) e soprattutto mette il suo coro, con il quale incide prima «Joy» e ora «Gospel Energy», coadiuvata da altri «ragazzi terribili» della musica salentina quali Marco Della Gatta, Daniele Falangone, Carla Petrachi, con risultati di qualità. Nel frattempo lavora anche come vocalist e direttrice di coro per diversi programmi Rai, ma la sua «voc’azione» (se ci passate il gioco) ci aspettiamo possa riprendere il cammino di ricerca iniziato con «Quello che c’è in te»: come vocalist, arrangiatrice, autrice, interprete, ed in ragione delle sue qualità e di quel credito che il mondo musicale di riferimento le riconosce. (Antonio Farì)

 

 


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